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ESPLORAZIONI DEL MODERNO – Renzo Zavanella a Sermide

La “Villa dei Direttori” dell’architetto Zavanella a Sermide

La “villa dei direttori” a Sermide (MN), realizzata su progetto dell’architetto di origine mantovana Renzo Zavanella, costituisce, a pieno diritto, uno dei migliori esempi di “razionalismo nautico” italiano. Progettata e costruita tra il 1931 e il 1932 per ospitare le famiglie dei due direttori del grande zuccherificio di Sermide di proprietà della famiglia genovese Schiaffino, si trova oggi in un gravissimo stato di abbandono e di degrado che verosimilmente diventerà irreversibile in breve tempo. La “villa dei direttori” è un limpido esempio (raro se non unico della provincia di Mantova) di quel linguaggio architettonico che ha caratterizzato in modo significativo gli esordi del razionalismo italiano (si pensi alla sede AMILA a Tremezzo di Pietro Lingeri). La libera organizzazione delle bucature e la dinamica composizione dell’esterno rimanda da un lato al “cubismo” di Mallet-Stevens e, dall’altro (l’ingresso arrotondato), al Novonomum di Giuseppe Terragni oltre che alle sperimentazioni del quartiere Weissenhof a Stoccarda. L’edificio, pubblicato sul numero 7 della rivista “Casabella” del luglio 1933, è presentato da Edoardo Persico come una importante testimonianza di come “(…) il gusto moderno vada diffondendosi in Italia (…), abbiamo forse bisogno più di queste fabbriche svelte e modernissime che di complicate soluzioni estetiche: è un modo di accostarsi ai bisogni di tutti e di creare realmente una esigenza del nuovo stile architettonico”. Inoltre, sempre Persico, sottolinea come la scelta sia “a bella posta, una villa che non abbia caratteri di estrema originalità; ma che per la sua struttura e per il suo impiego testimonii di come il gusto moderno vada diffondendosi in Italia a tal punto da essere seguito nelle opere di più comune utilità. Noi crediamo che la vittoria del cosiddetto “razionalismo” sarà piena ed efficace solo quando le opere dei costruttori nuovi passeranno inosservate, e non sarà più necessario sollevare uno scandalo ed una discussione per una villetta in campagna”. E ancora. “Non siamo ancora giunti a tanto, ma è buon segno che oggi sorgano anche in provincia costruzioni moderne, ordinate da persone che vivono lontano dalle polemiche e dagli scambi internazionali. Vuol dire che il gusto moderno è una realtà ignota soltanto a coloro che hanno occhi per non vedere e orecchie per non sentire. Pubblicando, oggi, questa villa progettata da Renzo Zavanella e da Fernando Pozzi, ne indichiamo ai nostri lettori lo stile moderno – sulla direzione di un Mallet-Stevens – ma di più il criterio impiegato nelle piante e negli accorgimenti costruttivi”.

La villa si caratterizza per alcune soluzioni tipologiche innovative, specie nella distribuzione degli spazi interni (ad es. lo spazio open-space del sistema salotto-cucina-ingresso), oppure nell’utilizzo delle armadiature ad incasso nei muri (anche nei bagni). Nella terrazza-pontile il corrimano del parapetto ed i camini sono disegnati e progettati con chiaro riferimento all’architettura navale. Tale rimando è presumibilmente una epslcitia richiesta (anche se dalle carte presenti in archivio non risulta) da parte del committente, il comm. Schiaffino, che, nella bassa mantovana immersa nella nebbia, voleva poter ritrovare un seppur vago riferimento simbolico al mare e alle costruzioni navali.

La struttura della villa è in cemento armato con pareti di tamponamento costituite da doppia parete con intercapedine. Nel suo complesso l’edificio si presenta come un’opera già matura di un architetto comunque ancora giovane (Zavanella aveva allora 31 anni). Non mancano, ovviamente, alcuni piccoli “errori” progettuali, dettati più che altro dalla scarsità di risorse a disposizione dell’architetto che non da vera e propria “imperizia” compositiva. Le foto d’epoca rivelano comunque tutta la purezza dello stile e l’eleganza delle forme della fabbrica. La villa di Sermide costituisce inoltre l’esordio di Zavanella con un certo tipo di committenza, quella dell’alta borghesia e dell’industria emergente, che ne caratterizzerà l’opera per tutta la vita. Persico ne esalta anche il modello rispetto all’organizzazione del cantiere e alla celerità e bontà della costruzione: “La costruzione, dall’ordine del progetto al termine dei lavori, compresi i lavori di progetto ed esecuzione dell’arredamento completo, è stata eseguita, con ritmo insolito in queste genere di fabbriche, in centocinquanta giorni lavorativi. Questo ultimo fatto, la brevità con cui i costruttori hanno potuto realizzare la loro opera, va segnalato a parte. Pensiamo, per ipotesi, che il gusto moderno abbia avuto in Italia la sua decisiva affermazione e che non esista nessun committente che chieda una villa “rinascimento”, figuriamoci che non si debba più polemizzare per una maniglia o per un chiodo: l’architettura italiana è più razionalista della tedesca. E allora bisognerà cominciare da capo e fare un altro processo contro i cattivi costruttori. Questo pensiero non deve sorprendere nessuno, perché fabbrica moderna vuol dire fabbrica perfetta. Durante la polemica “razionalista” questo concetto è apparso parecchie volte nella disputa, e poi è stato sommerso da preoccupazioni più urgenti. E’ bene cominciare a tornarci per non fare domani la figura del “Bastian contrario” ad ogni costo. Si può dire che, in Italia, siamo giunti ad una relativa perfezione nel costruire con tecniche nuove; ma l’assoluta perfezione, che bisogna pur conquistare, è abbastanza lontana. Pochi hanno inteso che sotto la polemica “razionalista” si agitava anche il problema di una tecnica efficace. Teniamo, allora, presente questo punto capitale, e parlando di una casa o di un mobile interessiamoci finalmente anche delle loro qualità tecniche: servirà, almeno, a capire meglio che cosa sia l’architettura moderna”.

L’architetto Davide Allegri ha sollecitato nel 2013 un provvedimento di tutela a favore della “Villa dei Direttori”. Provvedimento che è arrivato in tempi brevi grazie anche all’interessamento dell’architetto Andrea Costa del MiBAC Lombardia. La delicata situazione dell’edificio, sia dal punto di vista del suo stato di degrado che da quello giuridico-urbanistico ha imposto un’azione urgente che ha coinvolto il Comune di Sermide (la cui Amministrazione si è rivelata da subito sensibile al problema), il MiBAC Lombardia e la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le Province di Mantova, Brescia e Cremona. La “Villa” si trova infatti all’interno di un ampio comparto industriale dismesso (l’ex-zuccherificio) attualmente ancora di proprietà privata e in cerca di una destinazione che possa renderla sostenibile dal punto di vista economico e sociale. Tale condizione non aiuta certo una agevole quanto sinergica azione di recupero della “Villa”. L’azione di tutela nei confronti dell’edificio razionalista ha costituito quindi un passaggio necessario ma non sufficiente per garantirne la sopravvivenza nel breve-medio termine.

E’ attualmente in corso un progetto di conservazione della “Villa” zavanelliana, a cura dell’architetto Allegri e dell’ing. Martina Presepi, sviluppato all’interno della “Scuola di Specializzazione per i Beni Architettonici e del Paesaggio” del Politecnico di Milano. Il tentativo è quello di definire, di concerto con le istituzioni pubbliche e private, un’azione di valorizzazione e riuso dell’edificio, che sia in grado di garantire da un lato i caratteri stilistici ed architettonici originali della fabbrica e, dall’altro, di individuare una funzione d’uso che sia compatibile con i suddetti caratteri ma che possa far “vivere” l’edificio al di là di una sua mera musealizzazione economicamente non più sostenibile.

Davide Allegri si laurea con lode nel 2002 alla I Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Da allora svolge, parallelamente all’attività professionale, quella di ricerca nel campo dell’innovazione tecnologica applicata all’architettura, della pianificazione urbana e del paesaggio presso il Politecnico di Milano. Conseguito il Dottorato di Ricerca nel 2009 con una tesi dal titolo “Il Paesaggio come Bene Culturale. Teorie, Innovazioni e Tecnologie per la Definizione di uno Strumento Operativo per la Valorizzazione e Fruizione delle Risorse Ambientali”, dal 2012 al 2014 frequenta la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio presso il Politecnico di Milano  approfondendo le diverse tematiche afferenti alla disciplina del restauro, della conservazione e della valorizzazione dei Beni Culturali.  Ha pubblicato libri ed articoli inerenti molteplici ambiti disciplinari, dagli aspetti tecnologici del costruire contemporaneo alla storia dell’architettura, con particolare riguardo al Novecento italiano. Ha partecipato, anche in qualità di relatore ed organizzatore, a numerosi convegni e seminari. Insegna Tecnologia dell’Architettura al Politecnico di Milano.

Martina Presepi si laurea con lode nel 2011 alla Facoltà di Ingegneria Edile – Architettura dell’ Università degli Studi Alma Mater Studiorum di Bologna con una tesi di laurea dal titolo: “Ragione scientifica e sapere tecnico nelle pratiche della tradizione costruttiva. Il progetto sperimentale della piattabanda di Viollet-le-Duc”, redatta presso il Laboratoire de recherche Géométrie Structure Architecture dell’ Ecole Nationale Supérieure Paris-Malaquais. Si iscrive in dottorato presso l’ Ecole Doctorale Université Paris-Est – Ville Transports et Territoires con un progetto di ricerca “Studio dei sistemi sterotomici a cavi post-tesi e mobili”, sospeso l’anno seguente. Durante i due anni trascorsi a Parigi ha organizzato e tenuto workshop, seminari e corsi presso l’ ENSA Paris-Malaquais, l ‘Ecole des Ponts Paris Tech e la Bartlett School of Architecture – UCL. Frequenta tra il 2012 e il 2014 la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio presso il Politecnico di Milano, svolgendo, parallelamente, l’attività di libera professione nel campo del restauro, della ristrutturazione edilizia e  di consolidamento strutturale in contesti post sismici.

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