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ESPLORAZIONI DEL MODERNO – Renzo Zavanella a Milano

 

La struttura portante è costituita da una maglia irregolare di travi e pilastri in cemento armato. I solai sono in latero-cemento. Al piano terra gli elementi in c.a. sono arretrati in modo da ottenere una struttura perimetrale a sbalzo che ai piani superiori consente “la più larga elasticità di composizione in armonia con le esigenze distributive dei locali di abitazione” (ibidem). La funzione statica dei pilastri in c.a.  – la cui sezione resistente è ridotta al minimo ingombro –  viene integrata da Zavanella con quella di raccolta degli scarichi dei servizi, delle acque piovane e “delle immondizie create ai piani” (ibidem).

Alla mancanza di cortile interno – non praticabile per evidenti e oggettivi limiti di spazio – l’architetto ovvia con un sistema di logge tutte rivolte all’interno, creando irregolari quanto interessanti spazi di “compressione” e rottura del volume prismatico irregolare. In particolare la loggia di forma triangolare viene studiata da Zavanella in modo da aumentare la superficie di affaccio verso piazza San Eustorgio. Interessante è il tamponamento parziale di questi spazi esterni, costituito da reticoli in ferro a base esagonale a simulare una sorta di “gelosia” dal sapore ruraleggiante.

Le piante sono articolate su un modulo di cm 43,9 che si sviluppa con coerenza sui tre fronti dell’edificio e il cui reticolo forma la base di un altro reticolo a maglie più grandi formate da parti di cinque moduli, ciascuna delle quali di mt 2,195. Il modulo così individuato da Zavanella “dopo innumerevoli tentativi” è quello che – per l’architetto – consente più di tutti “un rigoroso e calibrato sfruttamento degli spazi” e, di conseguenza, una perfetta adesione “alle soluzioni di pianta”, mentre a loro volta le facciate si sviluppano in una “composizione armoniosa”. (ibidem).

Aldilà di queste soluzioni tipologiche e tecnico-costruttive dell’impianto planimetrico che ribadiscono comunque una concezione “moderna” e razionalista dell’edificio e della poetica zavanelliana, con chiari rimandi ai noti “5 punti” di Le Corbusier (facciata e pianta libera, arretramento e indipendenza della struttura solo per citare i più evidenti), l’edificio di piazza S. Eustorgio risulta interessante soprattutto per il linguaggio, i materiali e la composizione che l’architetto decide di utilizzare per le facciate in rapporto al contesto in cui l’edificio è inserito.

Se si analizza il volume non si può non notare la tripartizione basamento-corpo-coronamento, derivazione dell’interpretazione moderna dell’edificio classico (basti pensare, tra i tanti riferimenti, alla famosa Glass-House di Philip Johnson), e il diverso trattamento dei tre elementi chiaramente riconoscibili nella loro autonomia. Ulteriore limpido rimando all’avanguardia architettonica degli anni Cinquanta è costituito da una scansione modulare di facciata attraverso l’utilizzo di profilati di acciaio di produzione industriale standardizzata (che proprio in quegli anni si andavano affermando anche per la loro espressione poetica) e dal sistema di tamponamento d’angolo, entrambi chiari riferimenti alle coeve opere di Mies Van der Rohe all’IIT di Chicago. Lo “stacco” del basamento è ulteriormente ribadito dal dettaglio dei montanti “IPE” che vengono interrotti prima di raggiungere il piano del marciapiede. Assai originale è anche il trattamento a “courtain-wall” – tradizionalmente dedicato ad ambienti a ufficio –  che Zavanella sceglie per il “corpo” dell’edificio destinato alle residenze. Anche in questo caso l’architetto adotta una soluzione tecnologicamente ed esteticamente inusuale privilegiando il confort del fruitore ultimo dell’architettura.

Tema questo che è la cifra fondante della sua opera. Ultimo e per certi versi decisivo elemento dell’edificio è costituito dal coronamento, che Zavanella concepisce alla stregua di una grande lama di cemento armato staccata dal corpo sottostante e sbalzata rispetto al profilo del volume, facendo leggere in questo modo ancora più chiaramente la tripartizione “classica” del volume e sottolineandone al contempo la “leggerezza” complessiva della composizione.

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